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Abigail Relatrice

all’ avanguardia

Mi viene sempre la pelle d’oca, quando ricevo un pacchetto da New York. Non sono mai stata a New York. Ma, la città che rimane un mito, per molte persone n tutte le parti del mondo è talmente parte della mia cultura che la metto sullo stesso piano delle città italiane che non ho mai visitato. Dopo un lasso di tempo ragionevole tenevo tra le mani Path Breaking: An Autobiographical History of the Equal Suffrage Movement in Pacific Coast States: l’autobiografia di Abigail Scott Duniway. Un doppio brivido.

Mi piacciono molto gli aggettivi che Abigail sceglie per sé stessa: ‘sognatrice senza limiti’ e ‘all’avanguardia’. Poche parole che racchiudono tutta la sua vita.

Già dai primi capitoli dell’autobiografia ho potuto apprezzare ulteriormente il lavoro svolto da Helen Krebbs Smith con il suo The Presumptuous Dreamers: A Sociological History of the Life and Times of Abigail Scott Duniway. Volume 1,il libro che mi ha introdotto alla vita di Abigail.

Path Breaking racconta la stessa storia ma con la sua voce. La voce di una donna con pochissima istruzione scolastica, che realizza quello che si era prefissata, non per sé stessa, ma per tutte le donne. La sua generosità spunta da ogni pagina. Non è mai lei sola, ha sempre qualcuno da ricordare, qualcuno da ringraziare e qualcuno da rimpiangere perché non più in questo mondo.

Penso inoltre, che abbia avuto una intuizione vincente che, ancora oggi, è di valore: per ottenere la parità di diritti per le donne è necessaria la partecipazione degli uomini. Ricordo un Convegno, nella bellissima Sala della Protomoteca del Campidoglio, forse alla fine degli anni Ottanta, con donne illustri del mondo politico. Si discuteva dell’esiguo numero di donne in Parlamento, e a fine convegno la conclusione fu proprio che senza il coinvolgimento attivo degli uomini, la proporzione tra uomini e donne in parlamento non poteva mutare.

Scalda il cuore leggere della cooperazione tra Abigail e la sua famiglia. Il marito Ben, dopo un incidente sul lavoro, non fu più in grado di lavorare come prima. La coppia si adattò alla nuova situazione. Ben prese a badare alla famiglia e Abigail a mandare avanti il negozio di merceria e a fare campagna per la Parità di Diritti.

Quando Abigail decide di fondare un giornale tutta la famiglia viene coinvolta: lo trovo estremamente moderno. La maggior parte degli uomini italiani, della mia generazione, che ho avuto modo di conoscere, non avrebbero agito con tanta apertura mentale.

Per quanto possa sapere dalle letture fatte, Ben si era comportato sì, da maschilista in varie occasioni ma non ha mai fatto mancare il suo supporto ad Abigail. Anzi in qualche occasione è stato proprio Ben ad indicare ad Abigail la giusta direzione.

Un ottimo lavoro di squadra!

Abigail capisce il legame tra la lotta per il Diritto alla Proprietà e la lotta per il Diritto di Voto, grazie ad una riflessione del marito e descrive così questo momento illuminante:

“La luce penetrò fino dentro al midollo delle mie ossa, riempendomi di una speranza, un coraggio e una determinazione tale che nessun ostacolo poteva essere di impedimento e che solo la morte poteva interrompere.” (p.40)

il primo discorso

Nel Novembre 1870, Abigail decide di tornare a Portland per dare vita al suo settimanale ‘The New Northwest’. Il primo numero uscirà il 5 maggio 1871.

“Mentre guardo al passato, e ricordo i fatti di questa impresa, per la conduzione della quale non avevo avuto alcuna preparazione, non posso che stupirmi della mia audacia, che può essere paragonata solo allo spirito di avventura che spinse i primi pionieri ad attraversare la prateria sconosciuta, con famiglie indifese, nei carri coperti, tirati da un giogo di buoi.” (p. 41)

Pochi mesi dopo, in primavera, incontra per la prima volta Susan B. Anthony che molto presto sarebbe diventata sua mentore. Susan partecipava ad un giro di conferenze con Elizabeth Cady Stanton, a capo del movimento per i diritti delle donne dalla metà alla fine del 1800.

La trova molto gradevole e preparata, in tutto lontanissima dall’immagine creata dalle dicerie sul suo conto che presentano Susan come una donna ridicola, mangiatrice di uomini, odiatrice di uomini e vecchia zitella sempre arrabbiata. Susan Anthony coglie subito le qualità di Abigail e si affida immediatamente a lei nominandola sua amministratrice per l’Oregon e Washington e le assegna l’incarico di aprire tutti i suoi convegni con un discorso di introduzione.

Questo il suo primo discorso pubblico per presentare la famosa Susan B. Anthony:

“Con quanta chiarezza ricordo la mia prima esperienza di fronte al pubblico di Portland! Nessuna chiesa ci era stata aperta, e il Teatro Orofino era il solo nostro rifugio. Mi presentai spaventata e tremante difronte ad una folla fredda, curiosa e critica, ero piegata in due dal troppo lavoro fisico, e dissi con voce tremolante, ‘ Il movimento che ebbe inizio all’est quasi venti anni fa, per chiedere parità di diritti per le donne e che sembrava, all’inizio, non più grande dell’ombra di una mano di donna, è cresciuto e si è esteso, dalla costa dell’Atlantico fino a giungere, stasera, nel lontano Oregon, quasi a voler sentire il suono dell’Oceano Pacifico. Davanti a quell’ombra, illuminandola ovunque vada con la libertà d’animo del suo impegno c’è il nostro illustre ospite. L’ illustre ospite è Susan B. Anthony di Ovunque, coadiutrice, nota in tutto il mondo, che ora vi parlerà.”

Nessuna più di me si stupì dell’effetto che ebbe quel piccolo discorso improvvisato, e da quel giorno ad oggi, è sempre accaduto, che io abbia ricevuto più inviti a tenere una conferenza, di quanti ne potessi accettare. (p. 44).

il fardello delle donne

Abigail dice di essere grata, con la madre e la sorella di non essere “oppresse da mariti spendaccioni e violenti: non avevamo nessuna ragione per odiare gli uomini e che era nostro dovere religioso farci carico del nostro fardello. qualunque fosse.” (p. 28)

Queste poche righe mi hanno dato molto da riflettere. Abigail sembra pensare che la violenza sulle donne è un fatto privato regolato più che altro dalla Fortuna. Non posso saperlo, ma mi piace pensare che se fosse viva oggi, combatterebbe con tutta la sua determinazione contro la violenza sulle donne che oggi è un problema sociale e politico.In quegli anni, deve affrontare un’altra questione molto moderna, che le donne devono affrontare quando smettono di essere invisibili.

Era il giorno di S. Valentino:

“Mio marito quel giorno tornò a casa recando la posta che comprendeva una busta più grande a me indirizzata. Ero in piedi, accanto al camino, e tiravo con tutta la forza che avevo, lo stantuffo della vecchia ‘zagola’, cosa che era una parte importante dei miei doveri quasi quotidiani. Tutte le mogli di contadini che conosco stavano facendo la stessa cosa, e alcune di loro avevano mariti che di tanto in tanto facevano baldoria spendendo “i soldi del burro” in alcool e tabacco. Soldi che mio marito spendeva in tasse e per ripagare il debito di un altro uomo come ho già raccontato altrove. “Interessi composti, semestrali fino a saldo”.

“Appena il burro fu montato, portai la pesante ‘zagola’ in cucina, e travasai il burro in una scodella, e di ritorno mi sedetti a cullare il neonato e leggere la posta. Aperta la busta trovai una cartolina di S. Valentino allegramente decorata. Vi era ritratto il tipico marito bistrattato dalla moglie, seduto su una sedia, che tremava terrorizzato. Un mucchio di bambini urlanti gli si arrampicavano addosso e sopra il suo corpo rannicchiato torreggiava una donna irata, sdentata, vestita di stracci, scapigliata e armata di una scopa. Sotto questo quadretto delizioso questi versi:

«demone, diavoletto di Satana, o come preferisci,

tu di sicuro ad uccidere il tuo povero marito riesci

a causa di giorni sciagurati e notti insonni

passate ad arringarlo sui diritti delle donne.”

Apostrofai mio marito e gli dissi piangendo “Ho mai dato a te o a qualcun altro, motivo per essere attaccata con una cosa come questa?’ ‘ No ‘ mi rispose ‘ irritato perché avevo interrotto il suo scherzare con i bambini, ‘ Ti è stato inviato da qualche cretino come presa in giro. Se avessi saputo cos’era, o che tu te la saresti presa tanto, non l’avrei proprio portato a casa».”

 

“Anni dopo, quando la mia carriera pubblica era ormai consolidata, ero ad un incontro per il diritto al voto nel Teatro dell’Opera di Salem, di nuovo era il giorno di San Valentino e un commesso mi portò sul palcoscenico una busta grande che aprii con curiosità, estraendone un vistoso disegno a mo’ di poster, che mi riportò a quella che sembrava un’epoca lontana. […]

Lisciai le piegature del foglio sgargiante e sporgendomi al di sopra delle luci del palcoscenico lo mostrai al pubblico. ‘Vedete’ continuai ‘ritrae un marito maltrattato dalla moglie. Giace indifeso sul pavimento a gambe all’aria, il ritratto del terrore. Su di lui incombe la moglie, mezza gallina mezza donna. Nel becco stringe qualche raro capello dalla sua testa. Sono sicura che l’artista non vuole ritrarre mio marito perché lui non è calvo.’ Il ricordo di quell’ incidente e le risate che seguirono, mi commuovono mentre scrivo.’

Vedete signore,’ dissi rivolgendomi alla platea affollata, raccontando quanto accaduto in passato e che ho prima descritto. ‘Non dobbiamo fare altro, quando incontriamo chi ci vuole punzecchiare e rendere ridicole che prendere il toro per le corna, come fa così a farci tanto male?”

Non ho mai più ricevuto un biglietto di S. Valentino fumettistico.” (pp. 28-30)

Un buon consiglio che arriva dal diciannovesimo secolo, da una donna straordinaria, ad oggi 2021. Utile a tutte le donne che ancora oggi, devono tener testa agli ‘haters’, ‘stalkers’ o rivali politici.

…    continua

 

 

© Photo copyright Patrizia Verrecchia. All rights reserved.

 

 

 

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