Io odio gli uomini di Pauline Harmange

Se cominci a pensare che la coppia eterosessuale esiste per fornire agli uomini una governante e ti chiedi continuamente perché le donne pensano di aver bisogno di un uomo. Allora Io odio gli uomini di Pauline Harmange (traduzione italiana di Bianca Bernardi) è il libro per te. Letto un paio di anni fa, quando è uscito, ho avuto voglia di rileggerlo ora dopo i fatti che mi hanno spinto a scrivere The Waves. Pauline Harmange è nata nel 1995, ahimè anagraficamente potrei essere sua nonna.  È una blogger e una femminista, proprio la persona con cui mi piacerebbe parlare, per conoscere meglio il femminismo di oggi, le donne di oggi e tanto altro ancora.

il peso delle parole

Io odio gli uomini, il titolo del saggio, è una espressione che mi colpisce molto perché ho la sensazione di non averla mai sentita pronunciare prima. Esprimerla richiede coraggio. È quasi una bestemmia e ci si aspetta che debba essere seguita da una immediata spiegazione o da una richiesta di perdono. Così come misandria, una parola che non conoscevo prima di leggere il libro, mentre conosco fin troppo bene la parola misoginia ed anche da tanto tempo. Leggo molto più della media nazionale, insegno, traduco e non mi è mai capitato di incontrarla. Forse non è molto usata? Come non riconoscere in questo il condizionamento culturale che modella il privilegio maschile?

Come sempre quando incontro una parola nuova sono andata a cercare la definizione sul vocabolario:

misandria miṡandrìa s. f. [comp. di miso- e -andria]. – Avversione morbosa per il sesso maschile (Vocabolario della Lingua Italiana Treccani online)

 Tutto qui! Preferisco l’analisi della Harmange:

“Se misandria è la caratteristica di coloro che odiano gli uomini, e misoginia quella di coloro che odiano le donne, bisogna ammettere che in realtà i due concetti non sono equivalenti, sia in termini di pericolo per i relativi obiettivi sia per capacità di realizzazione […] Misandria e Misoginia non possono essere paragonati, semplicemente perché il primo esiste solo come reazione al secondo”

 Per di più, le parole come donne, uomini oppure amore, odio, le chiamo parole contenitore che per me non hanno significato perché vogliono dire troppo. Purtroppo, è impossibile parlare senza usare le parole contenitore, ma se si usano, è inverosimile arrivare a qualcosa che abbia a che fare con la realtà. Sono generalizzazioni usate soprattutto quando si parla di qualcosa che non possiamo controllare. Noi esseri umani abbiamo sempre il desiderio e l’illusione di controllare la complessità.

 solo vita

Le ragioni che l’autrice porta a sostegno del suo urlo Io odio gli uomini, sono fatti e numeri che possiamo leggere sui giornali. Sono vita quotidiana di tutte le donne. Del quadro che dipinge, fatta eccezione per la violenza estrema, non c’è nulla che io non abbia vissuto durante la mia vita che è stata tutto sommato come quella di tante altre donne della mia generazione.

Pur avendo un compagno con tutto quello che emotivamente comporta per una femminista, senza farsi fuorviare dal suo privato, Pauline Harmange definisce gli uomini “violenti, egoisti, pigri e vigliacchi”. È vero, molto spesso lo sono ma mi sento di aggiungere che sono anche molto di più. Devo pure trovare una scappatoia per me stessa, perché non saprò mai veramente se ho educato mio figlio come sognavo da giovane mamma femminista. Lo può sapere solo una compagna o una moglie. Come scrive la Harmange con gli uomini della nostra vita a volte è difficile far tacere quella vocina che ci chiede di sopportare e non creare contrasti.

La parte del discorso di Pauline Harmange, che non riesco proprio a condividere, è la storia della sorellanza tra donne che invece lei abbraccia entusiasticamente.  Ammiro le donne molto più degli uomini, ma la sorellanza guardando alle mie esperienze di vita, non è mai durata molto. Sostituita sempre da competizioni, gelosie e discussioni inutili. Tra l’altro la sorellanza non è nulla di nuovo, è tra i più antichi comportamenti sociali, è quello che le femmine dell’umanità hanno fatto a partire da quando vivevamo ancora nelle caverne.

ci risiamo…ma non proprio

Concludendo, quello che mi sembra emerga chiaro dal libro, e da quello che vedo accadere intorno a me, è la necessità di un cambiamento nella relazione eterosessuale. L’emancipazione del maschio dal patriarcato è lenta, molto lenta e arriverà, ma solo quando sarà ineluttabile.

Tanti anni fa a conclusione di un convegno sull’esiguità delle donne in parlamento una relatrice di cui purtroppo non ricordo il nome, per spronarci all’impegno, concluse il suo intervento dicendo: “Non fatevi illusioni gli uomini non si alzeranno mai dalle poltrone per cedervi il posto”.

Eccoci, quindi, tornate a ‘il privato è politico’ e le donne non possono che continuare a lottare per avere lo stesso potere di scelta degli uomini, e per avere quantomeno un posto, se non una poltrona.

A molte decadi dal convegno che racconto, e dall’ideazione dello slogan sopra citato, penso che un cambiamento sia d’obbligo e mi piace molto la direzione che il cambiamento sta maturando.

 Ci si chiede: non sarebbe meglio lottare tutti insieme perché ogni essere umano abbia il diritto di vivere secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?

Voglio qui solo riportare l’articolo 2.

“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.”

Ringrazio Pauline Harmange per il suo saggio che è stato, per me, un buon punto di ‘ri-partenza’. La ringrazio ancora più per aver sdoganato la possibilità di dire Io odio gli uomini: quando un sentimento si può comunicare, si può anche analizzare, e può evolvere.

Inutile dire che consiglio di leggere il libro, se non l’avete già fatto. Soprattutto agli uomini!

 

© Photo copyright Patrizia Verrecchia. All rights reserved.

 

 

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