Italy is Out

Un cambio di prospettiva

 

Ho bisogno della prospettiva, l’illusione di profondità, creata da una cornice, da una composizione di forme su una superficie piana. Non si può fare a meno della prospettiva. Altrimenti ci sono solo due dimensioni. Altrimenti vivi con la faccia pigiata contro una parete e tutto diventa enorme: un primo piano fatto di dettagli e ingrandimenti; peli; la trama del lenzuolo; le cellule del viso; la tua stessa pelle come una mappa, uno schema futile, con stradine che si intersecano e non portano da nessuna parte. Altrimenti è vivere nell’attimo. Che non è dove voglio stare.
(Margaret Atwood- Il racconto dell’Ancella)
© translation copyright Patrizia Verrecchia. All rights reserved.

 

L’ultimo cambio di prospettiva che ho sperimentato e stato grazie a Italy is Out di Mario Badagliacca con Derek Duncan – Liverpool University Press. La collaborazione tra il  fotografo documentarista Mario Badagliacca e Derek Duncan per TML team, “esplora l’emigrazione italiana da una prospettiva globale”. Il libro è un delicato ed elegante alternarsi di pagine scritte e fotografie. Mario Badagliacca ha spiegato durante la presentazione (on line) del libro il 29 novembre 2021 alla New Jersey City University (NJCU), che l’idea era di cogliere con le sue fotografie l’emigrazione italiana rifiutando stereotipi, preconcetti e clichés. Il suo lavoro realizzato precedentemente sull’ immigrazione in Italia dal Meditteraneo, apre un nuovo orizzonte ed a me, il suo messaggio è arrivato forte e chiaro.

Pagina dopo pagina il suo libro mi ha connesso, inevitabilmente, con la storia della mia famiglia. L’emigrazione è nel nostro DNA. Il mio bisnonno Domenico,è stato il primo che sappiamo con certezza abbia caricato un carro con la sua famiglia e le poche cosa necessarie al viaggio, puntando verso Nord. Questo accadeva non molti anni dopo la proclamazione  dell’Unità d’Italia nel 1861. Il suo progetto di vita era guadagnare al  Nord  “le monete” necessarie ad acquistare le terre, apparteneti alla chiesa, che la sua famiglia coltivava da sempre e che ora erano in vendita proprio grazie alla nascita dell’Italia . A partire da allora, tutti i suoi discendenti, eccetto la generazione dei miei figli, hanno seguito il suo esempio, ed oggi 2022, vedo i miei nipoti prepararsi a prendere quella stessa strada. La vita delle prime generazioni di emigranti italiani raccontate tante volte, con grande maestria dai libri e dai film, sfortunatamente hanno anche creato dei stereotipi. Italy is Out mi ha mostrato il quadro complessivo e complesso, e la ‘migrazione’ da un’altra prospettiva.

Mario Badagliacca ha chiesto ai soggetti ritratti  “di portare con se tre oggetti rappresentativi del loro legame con l’Italia .” Trovo che quest’idea così semplice sia geniale. Gli oggetti scelti e poi fotografati sono per niente banali e affatto scontati.  Al contrario sono stati una sorpesa e per motivi diversi, mi hanno messo difronte alla complessità dell’emigrazione italiana. Epoca, destinazione, terra di origine, età, studi, sono solo alcune delle variabili.

Quando ho visto in una delle foto il libro di ricette di Ada Boni ll Talismano della Felicità il mio cuore ha fatto una capriola. Quel ricettario, in edizione economica era la bibbia della cucina di mia madre. Mamma,non è mai diventata una grande cuoca, e non per colpa di Ada Boni. Cucinare non era proprio una cosa che le appartenesse. Quando mi sono sposata, totalmente impreparata a gestire una famiglia,mia madre mi regalò la bellissima edizione finita di stampare nel 1974 dalle Officine Grafiche di Firenze S.p.A.. I miei amici mi hanno preso in giro per anni per come consultavo “iltalismano” come fosse un dizionario: d’altra parte quella è stata sempre la mia maniera di impararare. E ancora, quando arrivò il  momento regalai lo stesso ricettario, oramai di famiglia, prima a mio figlio e poi a mia figlia.

Italy is Out mi fa compagnia ormai da un paio di mesi. A lungo è stato sulla mia scrivania, a portata di mano. È stato in bella vista sul tavolino in salotto e anche accanto a me sul comodino. Non so quante volte l’ho letto e sfogliato. È così che  il libro mi ha fatto ripensare a come mio padre aveva  manifestato il suo legame con l’Italia, durante gli anni vissuti in Inghilterra.

 

Sono sicura che fosse una Domenica mattina, perché sento la musica e le parole di un opera lirica venire dai dischi che mio padre suonava solo di domenica mattina. Erano gli unici dischi che avevamo. Mario Lanza, Beniamino Gigli, Mario del Monaco sono i primi nomi che mi tornano in mente.

Quando è tornato in Italia non li ha portati con se, li ha lasciati a un amico che sarebbe rimasto in Inghilterra.

Ero dietro la siepe a giocare con mia sorella, stavamo facendo una torta di fango.  Due signore si sono fermate dall’altra parte della recinzione:

” Guarda questo giardino non é magnifico?” la signora aveva una voce dolce e cantilenante.

“Oh! Ma si! Forse non riuscirai a crederci, ma l’uomo che vive quì con la sua famiglia è italiano. È un giardiniere, che per hobby fa il sarto. Che stranezza! ” e si allontanarono.

Era si una stranezza perchè mio padre era un sarto che nel tempo libero amava curare il giardino,  proprio come amava ascoltare l’opera. Penso che facesse entrambe le cose con una certa teatralità, per ricordare ai vicini e a noi, che eravamo italiani. Orgogliosamente italiani.

Un’ altra fissazione tutta italiana di mio padre era il caffè. Alla fine degli anni cinquanta, i prodotti importati dall’Italia erano solo per persone molto benestanti. Così, dopo mesi di sperimentazione, duranti i quali aveva miscelato, con cura e totale dedizione, chicchi di caffè di qualità diverse, in proporzioni diverse, acquistati nell’unica torrefazione al centro di Manchester, arrivò a creare la sua miscela di caffè italiano . Una volta la settimana, il giorno di paga, acquistava il suo caffè e attirava l’attenzione di tutti coloro che viaggiavano con lui sul autobus, con l’odore che veniva dalla sua bustina di caffè.

Ogni tre o quattro giorni, dipendeva dal servizio postale italiano, leggeva sul autobus Il Corriere della Sera. Divideva la spesa con Pietro, l’altro sarto italiano che lavorava con lui.

Immagino la foto di mio padre se fosse stato ritratto su Italy is Out. Probabilmente seduto, con il suo impeccabile vestito grigio, camicia e cravatta perfettamente stirate. Ha un sorriso malizioso e i suoi stupefacenti capelli bianchi, senza ombra di grigio o di ingiallimento sono pettinati indietro. Sulla pagina accanto gli oggetti della sua italianità. : i trentatre giri di Opera Lirica , una bustina di chicchi di caffè, Il Corriere  della Sera.

Tornò in Italia, a Roma, nel 1971. Non ho mai più sentito brani d’opera risuonare nella nostra casa.

Comperava il caffè  dal famoso Tazza D’Oro, ma continuava a riempire del odore di caffè appena macinato il 44, il filobus che lo riportava a casa dal lavoro.

Smise di leggere il Corriere della Sera dopo una accurata ricerca e cominciò a leggere Paese Sera. Poteva finalmente scegliere. Per tanti anni l’unico quotidiano italiano disponibile era stato “ilcorriere”.

Eravamo tutti tornati a casa. Tutti profondamente cambiati dall’esperienza dell’emigrazione. Tuttavia eravamo tornati con una nuova consapevolezza e tanti piccoli oggetti, testimoni del legame che avremmo avuto per sempre con Manchester.

Ma questa è un’altra storia: Cosa accade agli emigranti quando tornano a casa?

Discover More Posts

The Waves

The Waves

Déjà vu L’altra mattina mentre camminavo lungo la strada principale del mio quartiere, ho incrociato una giovane donna che veniva in senso contrario. Ha attratto la mia attenzione per motivi diversi. Aveva un sorriso meraviglioso, uno di quei sorrisi che nascono da...

Summer Reads

Summer Reads

Libri per l’estate Agosto 2021 Volevo solo starmene sdraiata sul divano a guardare la tv. Passavo, in maniera compulsiva, da una serie all’altra, da un film all’altro. Pigra, infelice forse anche un po' depressa dopo un anno e mezzo di reclusione durante il quale la...

Insegnare a persone adulte

Insegnare a persone adulte

Insegnare a persone adulte Il primo incontro con uno studente è sempre determinante per come andrà il rapporto insegnante-studente. Sbagliarlo significa sprecare molto tempo a recuperarlo, e a volte non si recupera mai. Quando ho iniziato ad insegnare avevo solo...

Cultural Gap

Cultural Gap

  Una lezione silenziosa. Quando voglio spiegare le differenze culturali tra L’Inghilterra e l’Italia, racconto due aneddoti, che ho realmente vissuto. Era dicembre 2004, e con mio marito ero a Londra per un week-end. Il nostro albergo era sulla riva opposta...

Vecchia Home

Vecchia Home

The Presumptuous Dreamer numeri e lacrime Ascoltavo il notiziario e sentivo ancora una volta, una lista di numeri: il numero degli infettati, il numero dei ricoverati, il numero dei morti. Ho pianto. Non piango facilmente, ma ho pianto come forse mai prima. Per loro,...