Lo Spreco

Giornali e telegiornali tentano quotidianamente di spaventarci con previsioni apocalittiche sul prossimo autunno. Niente gas russo per riscaldare le nostre case, razionamento dell’acqua, prezzo dei carburanti alle stelle e la nostra economia che torna indietro di decenni. Vivendo a Roma, non posso che aggiungere a questo quadro inquietante il problema dell’immondizia. Spreco ed immondizia vanno allegramente a braccetto, e hanno cambiato il nostro mondo.

Ultimamente le piccole o grandi difficoltà quotidiane mi fanno tornare spesso con i ricordi a mia nonna Modestina. Modestina da modesta e mia nonna lo era davvero. Era nata nel 1905, aveva vissuto due guerre mondiali, l’influenza spagnola del 1918-1920, tante nascite, e troppe morti. Quando si sono incontrati e sposati nonno Giovanni, era un vedovo giovane e attraente, con due figlie malate che cercava una brava donna da sposare e qualcuno gli parlò di una zitella, allora si era zitelle appena superati i 20 anni, rispettosa e timorata di Dio che viveva a Filignano, Molise.

Penso a lei ogni volta che porto a casa la spesa, anzi in realtà ora me la portano, e quando dopo averla messa a posto, mi ritrovo un secchio pieno di incarti. La maggior parte dei quali non sono neppure necessari. So bene che non ha senso paragonare la vita di oggi a quella di tanti anni fa. A quei tempi tutto era diverso, tuttavia ricordo con certezza che nonna Modestina non buttava niente. La vita l’aveva segnata. Il timore di dover rivivere le difficoltà che aveva affrontato, le aveva fatto cancellare alcune parole dalla sua esistenza.

La carta che entrava nella sua casa veniva messa ‘a servizio’: se era abbastanza morbida e pulita diventava carta igienica. La carta sporca invece andava ad accendere il fuoco. Le pagine delle riviste e dei giornali foderavano cassetti e ripiani.

Per molti anni in Italia non tutte le case hanno avuto una lavatrice. Nonna Modestina lavò a mano per tutta la vita, vestiti e biancheria della casa. Niente saponi liquidi, usava un pezzo di sapone di Marsiglia. Ricordo che in bagno c’era sempre un barattolo di vetro dove metteva le scaglie di sapone quando erano troppo piccole per essere ancora usate. Quando il barattolo era pieno rovesciava le scaglie in una vecchia pentola d’alluminio piena di bozzi e bruciature. E poi, dopo aver fatto sciogliere le scaglie vecchie, come una strega buona, aggiungeva i suoi ingredienti segreti per compiere la magia. Quando lo strano ‘intruglio’ si era raffreddato abbastanza con cura modellava i pezzi di sapone della grandezza adatta alle sue mani, consumate dagli anni e dal lavoro ma lunghe ed eleganti. Voglio pensare che in un’altra vita quelle mani le siano servite a suonare un pianoforte.

Gli scarti del cibo erano destinati agli animali da cortile che teneva vicino all’orto, nel rottame di una delle macchine di nonno.  Anche quel residuato era stato messo a buon uso. Gli scarti indigesti ai polli e ai conigli andavano a concimare le verdure. Tra le tante buone cose che venivano dall’orto ricordo ancora distintamente l’odore del sedano, un odore unico che continuo a cercare. Ho anche provato per un periodo a coltivare diverse varietà di sedano sul terrazzo. Niente da fare. Penso che abbia a che fare con i sensi e la memoria: quella esperienza sensoriale sembra proprio irripetibile.

Qualche volta nonna mi permetteva di aiutarla a ‘cavare le patate’. Dovevo stare molto attenta a non spaccare le patate con la zappa. Quella era l’unica cosa che le faceva perdere la sua infinita pazienza.

Era anche una maestra rammendatrice. Nonna era sempre vestita con cura, ma se si fosse guardato più da vicino si sarebbero potuti intravedere i tanti punti, quasi invisibili, che aveva usato per chiudere un buco o uno strappo. Dopo essere stati indossati per tantissimi anni, i vestiti nuovi diventavano panni da lavoro e dopo ancora erano pezze per riparare i panni da lavoro. Non posso esserne certa ma penso che nonna non abbia mai buttato un indumento nella spazzatura.

Nonna ispirò alla me bambina, la creazione di una batteria di pentole per giocare. Le padelle erano fatte con the scatolette allungate delle sardine, le pentole più alte con le scatolette di tonno e dei pomodori pelati.

Nonna Modestina non sapeva giocare, ma mi insegnò a fare una bambola con un fazzoletto.

 

© Photo copyright Patrizia Verrecchia. All rights reserved.

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

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