Roma, un amore per tutta la vita

Non ricordo un solo momento della mia vita in cui non sia stata innamorata di Roma. Quando abbiamo lasciato Roma per emigrare in Inghilterra avevo cinque anni e ho pregato più di una volta i miei genitori, di mantenere la loro promessa: mi avevano assicurato che saremmo tornati dopo cinque anni. Non perché mi mancassero i nonni o gli amici. Volevo solo tornare a Roma. Ed è andata proprio così. Dopo cinque anni ero tornata a Roma, senza la mia famiglia, ma ero tornata.

alba scintillante

Durante quel primo anno, ho vissuto esperienze importanti che avrebbero dato una forma al mio futuro. Avevo ancora problemi con la lingua italiana e allora mi avevano iscritto ad una scuola privata a Monteverde, non nel quartiere degli zii che mi ospitavano. Era una scuola cattolica di rispetto e aveva attività pomeridiane che la scuola pubblica non aveva. Era più in linea con gli orari e le abitudine inglesi. Le insegnanti erano tutte suore e i miei compagni appartenevano tutti alla buona borghesia. Ero quella che viveva più lontano e per questo venivo prelevata per prima dal pulmino della scuola e riportata a casa per ultima, nel tardo pomeriggio.

Quel viaggio al mattino presto, dove ero da sola per la prima mezz’ora è il ricordo più bello che ho dell’anno scolastico 1964-1965. Poco dopo essere salita, il pulmino cominciava ad inerpicarsi  su per una strada stretta, con palazzi da ambo i lati, molti erano ancora cantieri. Poi si prendeva una strada in piano, di cui non ho saputo mai il nome, era a quel punto che l’autista girava a sinistra con un angolo di quasi 90 gradi: la magia era dietro quell’angolo. Un ampio spazio tra due palazzi incorniciava La Basilica di San Paolo Fuori le Mura. La nostra posizione più in alto, l’inclinazione dei raggi solari a quel ora del mattino accendevano il mosaico, sembrava avesse preso fuoco. È l’immagine più spettacolare che si possa avere davanti agli occhi dicendo buongiorno al sole. E il mio amore per Roma crebbe ancora.

 ho scelto

 Tre anni più tardi, quando i miei genitori finalmente decisero che tutta la famiglia sarebbe tornata in Italia, mio padre mi chiese se avessi un’idea di dove cercare la nostra nuova casa. “Monteverde!” dichiarai senza esitare, “Assolutamente Monteverde.” Avevo cambiato scuola dopo la prima media ma non avevo dimenticato quello spettacolo mattutino. Mio padre era perplesso. Mi guardava senza parlare, ma poi disse: “Ma è fuori le mura”. Non capivo cosa c’entrassero le mura ma non indagai oltre.  L’ho capito anni dopo, quando ho studiato la Storia e la Storia dell’arte, Romana. Parlava delle Mura Aureliane, costruite dagli antichi romani, per proteggere la città. Prima di emigrare, mio padre aveva vissuto all’interno delle mura e ricordava di essere andato fuori per le scampagnate in campagna.

Papà era partito lasciando la sua famiglia e il paesino in Molise, a vent’anni, nel 1933: in realtà era scappato e la famiglia gliela fece pagare per molti anni. Aveva conosciuto Roma durante il fascismo e durante la guerra. Non era stato arruolato perché zoppo, un incidente mentre tagliava la legna a sedici anni. Tuttavia, partito per l’Inghilterra nel 1957 non aveva potuto vedere lo sviluppo urbano dalla fine degli anni cinquanta e la fine degli anni sessanta, che cambiò completamente Roma e le sue periferie. La guerra aveva lasciato tanti senza tetto e con la pace molti degli sfollati decisero di rimanere a Roma. Era urgente costruire case e nuovi quartieri, e si costruì presto e tanto, purtroppo senza considerare la città del futuro.

 per sempre emigranti

I miei genitori alla fine comprarono un bel appartamentino a Monteverde, con un minuscolo giardino, vago ricordo del giardino molto più grande che avevamo lasciato a Manchester. La casa era di solo due camere, cucina e bagno. Perciò, finalmente di nuovo insieme, mamma e papà, dormivano in salotto. Avevamo tre volte quel numero di stanze nella casa eduardiana d’angolo. Mia sorella ogni tanto mi chiama e chiede ancora “Per favore mi ricordi perché siamo tornati in Italia? E insieme ridiamo. L’emigrazione non finisce mai.

L’oro lucente del mosaico della Basilica di San Paolo ha tracciato una strada per tutta la famiglia. Senza rimpianti, a volte mi chiedo: Un altro quartiere avrebbe portato ad un’altra vita completamente diversa? O forse no?

 

© Photo da Cartolina postale viaggiata nel 1964. Acquistata PcClick.it

 

 

 

 

 

 

               

 

 

 

 

Discover More Posts

Lo Spreco

Lo Spreco

  Lo Spreco Giornali e telegiornali tentano quotidianamente di spaventarci con previsioni apocalittiche sul prossimo autunno. Niente gas russo per riscaldare le nostre case, razionamento dell’acqua, prezzo dei carburanti alle stelle e la nostra economia che torna...

amore, odio e femminismo

amore, odio e femminismo

Io odio gli uomini di Pauline Harmange Se cominci a pensare che la coppia eterosessuale esiste per fornire agli uomini una governante e ti chiedi continuamente perché le donne pensano di aver bisogno di un uomo. Allora Io odio gli uomini di Pauline Harmange...

The Waves

The Waves

Déjà vu L’altra mattina mentre camminavo lungo la strada principale del mio quartiere, ho incrociato una giovane donna che veniva in senso contrario. Ha attratto la mia attenzione per motivi diversi. Aveva un sorriso meraviglioso, uno di quei sorrisi che nascono da...

Summer Reads

Summer Reads

Libri per l’estate Agosto 2021 Volevo solo starmene sdraiata sul divano a guardare la tv. Passavo, in maniera compulsiva, da una serie all’altra, da un film all’altro. Pigra, infelice forse anche un po' depressa dopo un anno e mezzo di reclusione durante il quale la...

Insegnare a persone adulte

Insegnare a persone adulte

Insegnare a persone adulte Il primo incontro con uno studente è sempre determinante per come andrà il rapporto insegnante-studente. Sbagliarlo significa sprecare molto tempo a recuperarlo, e a volte non si recupera mai. Quando ho iniziato ad insegnare avevo solo...

Cultural Gap

Cultural Gap

  Una lezione silenziosa. Quando voglio spiegare le differenze culturali tra L’Inghilterra e l’Italia, racconto due aneddoti, che ho realmente vissuto. Era dicembre 2004, e con mio marito ero a Londra per un week-end. Il nostro albergo era sulla riva opposta...