Déjà vu

L’altra mattina mentre camminavo lungo la strada principale del mio quartiere, ho incrociato una giovane donna che veniva in senso contrario. Ha attratto la mia attenzione per motivi diversi. Aveva un sorriso meraviglioso, uno di quei sorrisi che nascono da pensieri belli. Il sorriso sembrava dare ai suoi passi un ritmo. Dondolava appena, passando da un piede all’altro. Ho pensato subito non fosse italiana perché aveva la carnagione bianco latte, e la pelle coperta dai vestiti era davvero poca. Portava una minigonna che copriva a mala pena quello che doveva coprire e una canottierina, con delle bretelle così sottili, che mi sono chiesta se c’era qualche altra cosa ad impedire al top di scivolare fino ai piedi. Ed ecco che, un secondo dopo, il lampo di un déjà vu mi porta indietro di 50 anni: stessa andatura, stessi vestiti che indossavo in una foto del 1971, giorno di S. Valentino. A quei tempi eravamo tutte come la giovane donna che mi ha tanto colpito. Eravamo felici e sicure di noi stesse, ballavamo anche noi mentre camminavamo, con davanti a noi tutta la vita per cambiare il mondo. Durante gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo ci siamo allontanate di anni luce, dal modo di vivere delle nostre nonne e delle nostre madri. In pochi anni l’impegno per il riconoscimento dei diritti delle donne è salito alle stelle. Impegno che mi sento di aver condiviso, ma in realtà sono sempre stata una solitaria. Ho partecipato a qualche sit-in ed a molte dimostrazioni, ma non ho mai fatto parte di quei gruppi dove le donne arrivavano a notte fonda, discutendo e pianificando il da farsi. Il femminismo che avevo assorbito dapprima in famiglia grazie a mio padre l’ho poi elaborato  attraverso i libri. Simone de Beauvoir e Marie Cardinal furono le mie prime insegnanti. Oggi vengono definite come facenti parte della Seconda ondata francese. Devo ammettere di non sapere molto del femminismo italiano. Solo oggi mi rendo conto di quanto sia stata staccata dalla vita sociale italiana. Forse è l’effetto della seconda immigrazione di cui ho già parlato in questo blog.

arrossire in una stanza vuota

Ricordi del passato e riflessioni sul femminismo mi hanno tenuto compagnia fino a casa. Camminando mi sono ricordata di aver scritto qualcosa negli anni 70 sul femminismo, sugli uomini e sul quadro più ampio di tutti i diritti umani. L’ho cercato subito. Rileggendolo, dopo così tanto tempo, mi è sembrato ingenuo anche se pieno di parole pesanti come conflitto di classe, schiavitù, rifuggi, e tanti troppi sinonimi volgari di pene. Sono arrossita anche se ero da sola in una stanza vuota. Era così che parlavo da giovane? Ebbene sì. Ogni età ha il suo linguaggio. Ogni epoca il proprio lessico.

Una generazione dopo l’altra le donne hanno combattuto per progettare e conquistare il loro posto in questo mondo, e come ha scritto Abigail Scott Dunaway:

Le giovani donne di oggi, libere di studiare, di parlare, di scegliere cosa fare, devono ricordare che ogni centimetro di questa libertà è stata ottenuta per loro a caro prezzo. A loro il dovere di mostrare la loro gratitudine spingendo avanti le riforme dei loro tempi, diffondendo in maniera sempre più ampia la luce della libertà e della verità. Il debito che ogni generazione ha con il passato va pagato al futuro.

 due passi indietro

Ma a volte sembra che facciamo tre passi avanti e due indietro. Come oggi negli Stati Uniti, dove la Corte Suprema ha cancellato il diritto all’aborto o per dirla meglio, citando il The New York Time:“ ha lasciato la decisione in materia ai singoli Stati”.

E’già accaduto anche in Polonia nel gennaio 2021 quando La Corte Costituzionale ha negato l’accesso all’aborto, in quasi tutte le circostanze.

 

le streghe

Una cosa che non mi perdonerò mai è di non aver capito in tempo che qualsiasi cosa si conquista in una generazione, può essere portata via alla generazione successiva. Dobbiamo restare sempre di guardia.

Che altro ci aspetta? Penso che tutti sappiamo che cosa ci aspetta, conosciamo bene gli anelli deboli. Possiamo però cogliere questa occasione per unire in un’unica lotta tutti gli anelli e farne una catena salda.

Negli anni 70 in Italia lo slogan più usato dal movimento femminista era ‘Tremate, tremate le streghe son tornate”.

Bene, con le mie rughe e i capelli bianchi oggi somiglio molto più di ieri ad una strega …io sono pronta, e tu?

 

 

© Photo copyright Patrizia Verrecchia. All rights reserved.

 

 

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